A me sembra ormai più attendibile di ogni sondaggio. Cosa? Beh, vedere quali concorrenti vincono i vari GF, talpe e isole. Gli italiani -massa che vota- sono quelli che guardano la tv, seguono i reality ed eleggono Egli. Un libro circolante ai tempi dell'università spiegava quale fosse il profilo tipo dell'elettore di centro-destra, quello che faceva la differenza sulla prima vincita schiacciante di Egli. E sicuramente Egli ci sa fare. Si fa capire, e per studenti di comunicazione (ex!) è un po' croce e delizia. Adesso con le europee il pdl è leggermente fermo, ma il pd è immobile. Eppure basterebbe così poco per capire cosa premia l'italiano massa che vota: il maltrattato. L'italiano salva sempre lo sbeffeggiato di turno. Non importa chi sia, ma se ha costruito tante belle cose (passatemela) e sorride fino alle rughe, merita una chance. Sempre e comunque. Si tratta di DNA italico. Possibile che non lo si capisca? Sembra così semplice, eppure se si smettesse di fare un po' gli snob e guardare un paio dei volti da reality, dove si paga perfino il voto, ci si accorgerebbe che in Italia vince sempre chi sembra buono ma più debole (Ferdi), o chi è da solo contro tutti (Luxuria e Karina Cascella). Prima si punisce, poi ci si pente e si grida al poverino. Quindi basta accanirsi contro Egli, basta scavare e metterlo alla berlina, da noi non funziona. Vorrei un'alternativa vera. Delle idee, dei fatti. Insulti e gossip me li faccio dalla parruccaia.
Hey, sto parlando di reality, non di talent show. Lì funziona dell'altro e meglio, per fortuna.
Ugly Betty era un chiaro segnale.
Essere bruttina stava per diventare figo. Con la vincita di Arisa a Sancoso ne abbiamo avuta la conferma. Ma è con lo spopolare di Susan Boyle su youtube e nelle chiacchere quotidiane che c'è stata la consacrazione. La cozza è la nuova trend setter. Tutti indulgenti, come se essere cozzetta sia una scusante, un pass per qualsiasi cosa. Da te oh somma bruttina, non ci si aspetta niente, quindi se sai fare qualcosa di buono o di bello, o se canti bene, tutti si stupiscono. E diventi ancora più brava, ancora più simpatica, ancora più amata. Più di ogni velina, che ora porella, non le basta la bellezza, da lei si esige anche un soggetto, un verbo e un complemento. E le si vorrebbe pure politicamente impegnate.
Perché tutti scioccati e folgorati dalla voce di Susan? E la cosa è ancora più discriminante e insopportabile. Su quali basi Susan non avrebbe dovuto saper cantare bene? E poi perché tanto clamore? Ovvio... perché i "mai stati cessi" o mai percepitisi tali, non concepiscono le potenzialità dei bruttini. Perché un bruttino deve essere sfigato, e se è bravo lo è a stare sui libri. Al massimo gli si riconosce l'intelligenza, o se vogliamo esagerare, toh, la simpatia. Un bruttino trasandato, senza stile, non può essere bravo secondo questa massa di idioti. E io da ex bruttina insignificante -e veramente ignorata-, ora carina piacente, non ho nemmeno la metà della bravura di Susan, ma ho il coraggio di dire che nonostante canti benone, io preferisco comunque la voce di quella gran figliuola di Leona Lewis.
E poi, porca miseria: adesso non si possono mica cambiare le regole così. Non dopo che io con la mia generazione di "bruttine ignorate" abbiamo passato l'adolescenza (pre e post) da bruttine complessate! Chi ribelle e darkettona solitaria, -non come il verme, ma come la particella di sodio nell'acqua Lete-, chi secchiona e china e ingobbita sui libri. Adesso non potete proprio dirci che se fossimo ccciovanotte ora, nel 2009, saremmo persino cool... ormai abbiamo speso troppi soldi e lacrime in make up, strap, parrucchieri, lenti a contatto e ogni tipo di dieta (quella dello struzzo è la migliore!) e vogliamo lamentarci e rosicare per quelle più belle di noi, non anche delle più brutte!
Venerdì sera, giro in un locale di Pota downtown. Poca gente all'ingresso ed entriamo subito. Molto bene. La musica ci piace, e constatiamo che è il solito Dj di dieci anni fa. Seleziona sempre brani anni '90, le ultime hit, e non sa mixare. Una garanzia.
Siamo lì, ritagliamo il nostro angolo e ci polleggiamo le gambette a ritmo della musica, compiaciute che si riesca anche a fare del sano cicaleccio. Chiedo alle altre due, più esperte del luogo, che tipo di gente frequenti ora il posto. Di tutto un po', rispondono. E mi schiacciano l'occhio facendomi capire che non mancano i fenomeni, ma che almeno qui non siamo considerate già "vecchie", eccheccaz. Almeno qui, mi dico e inizio a guardarmi in giro, pensando magari di riconoscere qualcuno. Noto con stupore che i ragazzi di Potalandia si sono evoluti, sfoggiano tutti -o quasi- look normali, e sembrano davvero persone di questo pianeta. A parte i capelli, ovvio: tutti sfidanti la forza di gravità e tutti vincenti. D'altronde qua si usa la malta, mica il gel.
Guardo anche le fanciulle, per capire se c'è l'omogeneità o no. Non ci posso credere. Decisamente no. Nella massa, le donne vestite alla Ndo Coio Coio sono di più dei ragazzi. Ma com'è possibile? Ma soprattutto: perché?! Ragazze con dei signor fisici a disposizione, li hanno agghindati come fossero dei mobili della nonna. Poi vedo lei. La Carmen Elettra di Potaland. Bella. Bella davvero. Così ho pensato finché mi sono soffermata sul viso. Poi si avvicina. Il suo fisico è ricoperto da una specie di lembo di stoffa sintetica e pluri paillettato che finge di essere un vestito. I suoi piedi sono appoggiati e stritolati in un paio di zeppe a forma di scarpe. Lei cammina prima con l'anca, poi con il ginocchio, poi con quel che rimane. La sua amica è degna di lei, solo bionda cracker e d'argento ricoperta. Tutti le guardano e loro sono felici. Non capiscono che non sono sguardi di ammirazione. Io mi rattristo. Ancora una volta l'insicurezza vince sul buongusto. E una bella figliuola diventa la caricatura di una bella sòla.
Oggi è la tipica giornata democratica: nevica ovunque e tutti sono sommersi dalla bianca melma (eufemismo per altra nota parola che inizia con la stessa lettera, ovvio) che la neve crea. Anche nella città più avanti di Italia, la neve ha mietuto vittime. Alcune anche mortali (RIP). Eppure qualcuno ha detto che non c'era di che preoccuparsi, che venti centimetri s'affrontano e che si doveva andare a laurà. Ne sono scesi quaranta e la metropoli meneghina diventa come le altre città. Nella me(lm)a.
Natura 1.
1.Scrivere di più: è terapeutico.
2. Scrivere di meno e fare più movimento. E' più terapeutico.
3.Mangiare in modo intelligente. Con più cervello e meno fauci.
4.Vedere il bicchiere mezzo pieno e versarci sempre il vino.
5.Fare domande, ascoltare, stare in compagnia di persone che hanno voglia di fare lo stesso.
6.Tagliare: capelli, rami secchi, parole, tessuti, feltro, fili di rame.
7.Dare più attenzione alle cose e alle persone belle.
8.Volermi bene.
9.Farcela. O darmi pacchette sulla spalla per fare il possibile.
10.Non fare decaloghi.
11.Rispettare almeno un proposito. E con questo l'ho appena fatto (vedi punto 10). Meno uno.
Sabato sera. Locale con musica dal vivo, band mica male. La cantante è molto carina, un incrocio tra la Carrà e Blondie. La voce è graffiata, quasi una versione dolce della Nannini. Non mi piace troppo la scelta delle canzoni, ma l'arrangiamento è nuovo -e ci sta tutto-, così nel locale si crea atmosfera e noi abbiamo troppo voglia di divertirci per star lì a sindacare sui brani, e suvvia. Peccato che, appena prima della fine della prima canzone, ci troviamo letteralmente compresse, tipo chicchi di una scatola di riso. Siamo stipate le une alle altre e inglobate al resto della fauna. Ma noi vogliamo divertirci, quindi con il mignolo della mano destra riesco a seguire il ritmo della musica, mentre con le altre 9 resto attaccata ai bottoni del cappotto della mia amica. Un'altra di noi intanto ha infilzato i tacchi nel pavimento e, usandoli come perno per il baricentro, fa ondeggiare le balze della gonna a tempo; le altre si adeguano.
Nel marasma animalo, tra sguardi bavosi (da bavosa) e altri belva-bevuti, tra ragazze yeyè e fanciulle agées, ecco che riusciamo a ritagliarci un nostro angolino. Ci mettiamo lì, compatte e unite come un grumo contro il resto del riso, e tentiamo di guardarci intorno, ma subito ci accorgiamo che non possiamo voltarci oltre i 45°: il rischio di nasate inconsulte è altissimo. Guardiamo solo quello che ci troviamo davanti. Una scala con la protezione in vetro e il corridoio che ci separa dal bancone del bar. Bene.
Ecco che nella fauna e nel riso Flora scorgiamo lei. Una delle papabili per il premio "non vado oltre il mio naso perché gna fò a girarmi". Lei avrebbe meritato il chicco d'oro, il cuore di palma, l'orso bruno e il leone di Lernia. Ma più che lei, una parte di lei. Infatti la ragazza in sè non avrebbe avuto nulla di particolarmente fuori dalle righe, ma noi, trovandoci sotto l'impietosa scala con la protezione in vetro, non possiamo che notare solo loro. Due cosciotti strizzati in collant neri spiaccicati contro quel vetro crudele. Due prosciutti a forma di mortadella. Tronchi gustosi costretti in nylon troppo trasparente: l'effetto pellicola è inevitabile. Noi ci guardiamo e siamo solidali con lei: e se fosse capitato a noi? No, mai. Mai sotto i 50 denari.
E poi, improvvisamente ecco lui. Lui che batte subito le cosce di lei. Lui che non sta con lei -e con nessun'altra lì- ma con un amico. Lui che è il re. Un eroe impavido che, indossando un opussum a forma di pelliccia, sfida il caldo torrido di aliti al sapore di rum e dal retrogusto di merluzzo, E lui con il suo giubbotto peloso e il capello lunghetto, si aggira fiero tra la fauna, come un Mowgli post-moderno.
Chi lo vede si chiede cos'è, chi gli è accanto si chiede perché.
Noi diamo i voti e tra mortazza e opussum vince lui.
Intanto la cantante attacca con un brano della Carrà e il suo carré biondo si rivela semplicemente perfetto.
- Sei trasparente, e tu chi sei?! Sei trasparenteee!- Urla una concorrente di un reality-game ad un'altra. La vena del collo è gonfia, lei è protesa in avanti con le manine che roteano e disegnano cerchi di rabbia. L'interlocutrice del momento, o meglio l'insultata del secondo, cerca di replicare e, memore delle dinamiche del reality in cui ella fu precedentemente, si ricorda che l'unico modo per interagire è il libero sbraitare. La prima è d'esperienza defilippica e quotidiana, ma sebbene sovrasti l'avversaria fa l'errore: si dimentica che lì Maria non c'è. Sovrasta gli altri sì, ma lo stop di Maria non arriva e nessuno la riesce a contenere. E lei accusa, scalpita, inveisce e ottiene una brutta figura.
Nel frattempo un altro reduce -da altro reality- irrompe in questo. Nella puntata precedente arriva in studio con una lettera per la fidanzata e la conduttrice la legge in diretta. Molla la fidanza da gran signore e poi ci ripensa. Decide di andare direttamente dalla sua bella, la quale dovrebbe almeno mandarlo tra i serpenti. Ma lei no. Lei ascolta la proposta della redazione: o sapere se c'è il suo uomo a prezzo del malloppo di tutti, oppure nisba. Lei ci pensa, fa un bel preambolo, bello, commovente per la sua rara coerenza e sceglie nisba.
Lui che la ama, la ama sopra ogni cosa, sopra la tv, sopra i reality, sopra ogni ospitata non accetta il nisba e, visibilmente alterato, va a cercare di sua iniziativa i serpenti (ah, se l'avesse fatto prima!) nella giungla. E si perde. Urla, insulta e si perde. Poi appena intercettato dalla produzione, si cala nel ruolo de "l'ufficiale gentiluomo de noartri", proclamando versi d'amore, saltellando su un piede poi su un altro, instabile come il suo neurone. E dice alla sua bella -che ama sopra ogni palinsesto- di mollare il reality cattivo e andare via con lui, il suo procione azzurro. Lei manda la sua coerenza a cercare i serpenti e dice che il suo amore è più importante. E lascia il gioco. Ma non quello giusto.
La classica sala d'aspetto. Stanzetta 2x2. Età media dei pazienti (ma senza pazienza) 78, abbassata dalla mia e da quella del mio ragazzo.
Siamo inevitabilmente gli ultimi, ma sappiamo che, se non stiamo con gli occhi aperti e le orecchie a punta, potremmo rimanerlo per tutta la mattinata. In fondo si sa, gli anziani hanno più esperienza. Soprattutto nel passarti avanti.
Ci mettiamo seduti e sfogliamo il giornalone più grande di tutti. Intanto ascoltiamo i commenti.
- Sa Signora, sono stata qui ieri, ma c'era una fila! Allora stamattina sono venuta qui prima, ma so che visita fino alle 11. Poi non fa entrare più nessuno, eh!-
Esce una donna sulla trentina dallo studio, subito pronto un arzillo vecchietto si precipita dal Dottore.
Dopo 10 minuti entrano altre cinque persone. Prima di sedersi, ci chiedono chi sia l'ultimo per sapere il loro turno. Già una coppia di sciure sembrano dimenticarsi di noi.
- Eh no, ci siamo noi prima.- dico con un tono gentilissimo, un sorriso Durbans e lo sguardo da Terminator.
- Ah, sì è vero. Ci sono i giovinotti prima! Scusate!- risponde la vecchina più grigia.
La scusiamo, ma se ci chiama ancora "giovinotti" no.
Suona il campanello. E' di nuovo la trentenne di prima. Torna in sala d'aspetto e dice:
- Il Dottore mi ha prescritto la visita specialistica dall'endocrinologo, ma l'appuntamento me lo darebbe tra quattro mesi, allora voglio chiedere al medico se me ne prescrive un altro... sì, magari dall'otorino...-
Eh? Se si chiama specialista è perché è specializzato nella cura e nella terapia di una determinata parte del corpo. Ma un endocrinologo è un esperto di ormoni, l'otorino no. Almeno avesse detto un medico che c'entra con gli ormoni avrei capito meglio. Anche un dietologo andava benissimo. Ma un otorino?!
Guardo il mio ragazzo e ci aspettiamo entrambi che il Dottore dica alla donna che la cosa non è possibile. Poi sentiamo che il medico la chiama e le dice che le avrebbe cambiato la prescrizione.
E il nostro turno sembra non arrivare mai.
Mi avvicino allo stand. Lucine colorate, musica e tantissimi oggetti in stile Happy Days. Mi aggiro curiosa e affascinata dai sedili della Coca Cola, poi una folgorazione. Li vedo e non resisto. Devo sapere.
- Mi scusi, mi potrebbe dare un'idea dei prezzi dei juke box?-
- Quali? 33 giri o 45?- mi risponde la signora, già con un fremito sotto il labbro. La domanda non le è piaciuta.
- Mah, guardi. Mi piacciono soprattutto come "mobili" e non ne capisco granché. Per questo le chiedo. Vorrei farmi un'idea...- cerco di concludere la frase.
Sul viso della signora anche il sopracciglio esprimeva disappunto e sbotta stizzita:
- E' come dire che si è indecisi se comprare una 500 o una Ferrari! Sono oggetti totalmente diversi e i prezzi variano tan-ti-ss-imo!-
Eh madò.
- Sì, ok... ma siccome -le ripeto- non ne capisco niente, vorrei incominciare ad averne un'idea!!!-
Lei, inammovibile, insiste.
- Mi dica di quali, allora. Non li vorrà mica sapere tutti?!-
"Sì. Li voglio sapere tutti." Avrei voluto rispondere, ma non l'ho fatto. Mortificata, ma decisa a non far trasparire nulla, su un totale di 10 (dieci, mica mille) ne ho indicati tre. Lei mi spara cifre a caso, proprio come la Wanna faceva col lotto, e si sente una buona venditrice.
Io con aria fiera, me ne vado dalla fiera. E, per la cronaca, ho una 500.